Le forme urbane non si riassumono a un’opposizione tra città densa e periferia residenziale. La legge Climat e Resilienza del 22 agosto 2021 ha imposto un obiettivo di riduzione della metà del consumo di spazi naturali, agricoli e forestali tra il 2021 e il 2031, con un orizzonte di zero artificializzazione netta entro il 2050. Questo quadro normativo ridisegna i tipi di urbanizzazione possibili e costringe a riconsiderare la morfologia dei territori francesi.
Vincolo fondiario ZAN e ricomposizione delle forme urbane
Prima di classificare le tipologie, è necessario misurare ciò che le vincola. I SCoT devono integrare gli obiettivi ZAN entro il 2026, i PLU e PLUi entro il 2027. Ogni documento di pianificazione locale è quindi in fase di revisione, con arbitrati diretti sulla forma urbana autorizzata: densificazione, rinnovamento in loco, riciclo di aree dismesse.
La legge del 20 luglio 2023 ha introdotto una sfumatura con la garanzia rurale di un ettaro per comune nel periodo 2021-2031. Questo diritto minimo di artificializzazione mira a non congelare lo sviluppo nei territori poco urbanizzati, mantenendo al contempo la traiettoria globale di sobrietà fondiaria.
Questo vincolo ha un effetto diretto sulle scelte morfologiche. I comuni che avevano ancora riserve fondiarie in periferia devono ora privilegiare la ricostruzione della città su se stessa. Esplorare le diverse forme urbane su Encherimmo consente di comprendere come queste tipologie si articolano in un contesto normativo in rapida evoluzione.

Confronto dei tipi di urbanizzazione: densità, impronta e logica di impianto
Le forme urbane si distinguono per il loro rapporto con il suolo, la loro densità edificata e la loro logica di impianto storica o pianificata. La tabella sottostante sintetizza le grandi tipologie osservate sul territorio francese.
| Tipo di urbanizzazione | Densità | Impronta fondiaria | Logica di impianto |
|---|---|---|---|
| Villaggio-strada | Media | Lineare, lungo un asse | Storica, legata a una via di passaggio |
| Villaggio compatto (borgo) | Alta | Concentrata attorno a un nucleo | Medievale, difensiva o religiosa |
| Piano a scacchiera | Variabile | Regolare, parcellare ortogonale | Pianificata (bastides, città nuove) |
| Piano radioconcentrico | Alta al centro, decrescente | Radiante da un punto centrale | Crescita organica attorno a un polo |
| Espansione residenziale | Bassa | Molto estesa, discontinua | Post-1950, automobilistica, lottizzazioni |
| Policentrica (metropoli) | Variabile a seconda dei poli | Estesa ma strutturata | Agragazione di centralità multiple |
Ogni forma produce effetti misurabili sul consumo fondiario, sugli spostamenti e sul costo delle reti. Il villaggio-strada consuma più linee stradali per abitante rispetto a un borgo compatto, il che pesa sui bilanci comunali di manutenzione.
Forma compatta contro espansione: cosa rivela il terreno
L’opposizione tra città compatta e urbanizzazione espansa struttura il dibattito dagli anni ’90. Tuttavia, la realtà dei territori francesi mostra raramente una forma pura.
Un borgo storico compatto può essere circondato da frazioni disperse, creando una morfologia ibrida che i documenti urbanistici faticano a caratterizzare. Questo è un caso frequente nei territori rurali del sud della Francia, dove un nucleo villaggistico denso coesiste con estensioni residenziali degli anni ’70-’90.
La densificazione non significa sistematicamente costruire in altezza. Esistono diversi leve:
- La divisione parcellare nelle zone residenziali esistenti, che consente di inserire nuove abitazioni senza estendere l’impronta urbana
- Il riciclo delle aree dismesse industriali, commerciali o militari, che rappresenta una risorsa fondiaria sottoutilizzata in molte agglomerazioni
- Il sollevamento di edifici esistenti, tecnicamente regolamentato e incoraggiato da alcuni recenti PLU
Al contrario, l’espansione residenziale ha a lungo risposto a una domanda di alloggio individuale accessibile. La sua messa in discussione da parte della traiettoria ZAN non elimina questa domanda, ma la reindirizza verso forme intermedie: abitazioni individuali raggruppate, piccoli collettivi, case a schiera.

Piano radiale, piano a scacchiera, morfologia policentrica: eredità che condizionano l’evoluzione urbana
La forma di una città non è una scelta contemporanea. Essa risulta da strati successivi che si sovrappongono e talvolta si contraddicono.
Le città a piano radioconcentrico, organizzate attorno a un centro storico con vie radiali, concentrano lavoro e servizi nel cuore. Questo modello genera una forte pressione fondiaria sul centro e un trasferimento della domanda verso le corone periurbane. Il fenomeno della metropolizzazione accentua questa dinamica nelle grandi aree urbane francesi.
Il piano a scacchiera, ereditato dalle bastides medievali o dalle creazioni coloniali, offre una trama regolare che facilita la densificazione progressiva. Le parcelle ortogonali si prestano meglio alla divisione e alla trasformazione rispetto alle trame organiche irregolari.
Il modello policentrico, osservabile in agglomerati come Lione o Lille, distribuisce le funzioni urbane tra più poli. Questa distribuzione riduce la dipendenza da un centro unico e può limitare la lunghezza degli spostamenti casa-lavoro, a condizione che i trasporti tra i poli siano efficienti.
Evoluzione delle forme urbane e obiettivi di sobrietà fondiaria
Le forme urbane ereditate non scompaiono sotto l’effetto della regolamentazione. Si trasformano, talvolta lentamente.
La traiettoria ZAN spinge le collettività a inventariare il proprio patrimonio fondiario disponibile prima di considerare qualsiasi estensione. Le aree dismesse, le “denti vuote” (parcelle non edificabili all’interno del tessuto urbano esistente), gli edifici vacanti diventano risorse prioritarie. Questa logica favorisce forme urbane di rinnovamento piuttosto che di estensione.
Le tensioni tra densificazione desiderata e accettabilità locale rimangono vive. L’abitazione intermedia, tra il collettivo e la casa individuale isolata, appare come un compromesso morfologico adatto ai borghi e alle piccole città. Permette di mantenere una densità compatibile con gli obiettivi fondiari senza riprodurre le forme dei grandi complessi rifiutati da una parte degli abitanti.
La lettura delle forme urbane guadagna a incrociare morfologia fisica e quadro normativo. Un medesimo tessuto edificato può essere classificato in modo diverso a seconda del PLU che vi si applica, con diritti edificatori molto variabili da un comune all’altro, anche all’interno di una stessa intercomunalità.



