Il mercato pubblicitario digitale europeo si sta ristrutturando a un ritmo che rende obsolete diverse strategie ancora efficaci diciotto mesi fa. Secondo il rapporto AdEx Benchmark 2025 dell’IAB Europe, presentato a luglio 2026, il video rappresenta più della metà degli investimenti pubblicitari display digitali in Europa, e il Retail Media supera il 10% di tutte le spese pubblicitarie digitali nel continente. Due dati che ridisegnano la gerarchia dei canali da attivare per un business online.
Retail Media e video display: i budget marketing cambiano destinazione
La maggior parte delle guide di strategia di marketing digitale elenca gli stessi strumenti da anni: SEO, email marketing, social media, pubblicità search. Questi canali rimangono pertinenti, ma la dinamica di budget racconta un’altra storia.
Il Retail Media, ovvero la pubblicità acquistata direttamente sulle marketplace e sui siti dei distributori, cattura una quota crescente degli investimenti perché raggiunge l’acquirente nel momento dell’intenzione d’acquisto. Per un e-commerce che vende su Amazon, Cdiscount o ManoMano, non allocare budget a questi spazi significa lasciare la visibilità ai concorrenti sull’ultimo clic.
Per quanto riguarda il video, il cambiamento va oltre il semplice formato TikTok o YouTube Shorts. La televisione connessa (CTV) apre inventari pubblicitari che combinano la potenza del grande schermo e il targeting del digitale. Le risorse raccolte su sito digitalmanager.fr in marketing permettono di mappare questi canali emergenti in base al budget disponibile e al settore di attività.

Commercio agentico: ottimizzare la propria presenza per gli assistenti IA
Gli assistenti IA (ChatGPT, Perplexity, Gemini) generano un volume di traffico verso i siti di vendita che non esisteva due anni fa. Questo fenomeno ha un nome nell’ecosistema marketing: commercio agentico.
Concretamente, un agente IA può raccomandare un prodotto, confrontare prezzi e persino avviare un acquisto per conto dell’utente. La domanda che si pone quindi non è più solo “come essere ben posizionati su Google”, ma “come strutturare le proprie schede prodotto, le recensioni dei clienti e le politiche di prezzo per essere selezionati da un agente autonomo”.
Cosa cambia per il contenuto prodotto
Le schede prodotto redatte per un umano che scorre una pagina non sono più sufficienti. Un agente IA estrae dati strutturati: specifiche tecniche, disponibilità, condizioni di reso, valutazioni aggregate. Se queste informazioni sono assenti o mal contrassegnate, il prodotto non appare nella risposta dell’assistente.
- Il markup schema.org (Product, Offer, AggregateRating) diventa un prerequisito, non un bonus SEO
- Le recensioni dei clienti verificate pesano di più nella selezione da parte dei LLM rispetto alle descrizioni di marketing tradizionali
- La coerenza dei prezzi tra il sito, le marketplace e i flussi di Google Merchant Center condiziona la fiducia dell’agente
I feedback sul campo divergono ancora sull’ampiezza reale di questo canale. Alcuni venditori riportano una quota misurabile dei loro ordini provenienti da assistenti IA, altri faticano a tracciare questi percorsi. Gli strumenti di attribuzione attuali non catturano sempre il traffico agentico, il che complica la valutazione del ritorno sull’investimento.
Strategia di contenuto video: superare il formato breve
Il riflesso “formato breve ovunque” ha prodotto una saturazione visibile sui social media. I marchi che si distinguono nel 2026 non puntano solo su clip di quindici secondi.
Il contenuto video lungo (tutorial, dimostrazioni di prodotto, webinar registrati) mantiene un ruolo centrale nel funnel di conversione. Un potenziale cliente che guarda quattro minuti di una dimostrazione di prodotto è più avanzato nella sua decisione rispetto a un utente che scorre un Reel tra due storie.
Arbitrare tra produzione e distribuzione
Produrre un video senza un piano di distribuzione equivale a stampare un catalogo senza inviarlo. La scelta del canale di diffusione condiziona il formato, la durata e il tono. Una stessa dimostrazione di prodotto può dare:
- Un tutorial di tre minuti su YouTube, ottimizzato per la ricerca
- Un estratto di trenta secondi su Instagram Reels, calibrato per l’engagement
- Una versione arricchita di dati tecnici, integrata in una scheda prodotto sul sito
- Un pre-roll di quindici secondi sulla CTV, mirato per area geografica
La sfida non è moltiplicare i formati per spuntare delle caselle, ma declinare un medesimo attivo video a seconda del contesto di visione.

Personalizzazione marketing e dati first-party: la costrizione normativa come leva
La fine programmata dei cookie di terze parti e il rafforzamento del GDPR spingono le aziende a costruire le proprie basi di dati clienti. Questa costrizione normativa, spesso presentata come un freno, modifica profondamente il modo in cui le campagne di marketing vengono concepite.
Una base email o SMS costruita con un consenso esplicito offre un tasso di coinvolgimento superiore a quello delle audience acquistate su piattaforme di terze parti. L’automazione del marketing, alimentata da dati first-party affidabili, consente di attivare sequenze personalizzate in base al comportamento reale di ogni cliente.
Cosa funziona oltre l’email
Le notifiche push su app, i messaggi WhatsApp transazionali e gli SMS mirati completano l’email in un dispositivo di fidelizzazione. Il punto in comune di questi canali: si basano tutti su un dato raccolto direttamente dal cliente, non su un profilo pubblicitario ricostruito.
La difficoltà risiede nell’unificazione dei dati. Un cliente che acquista online, consulta l’app mobile e interagisce sui social media genera segnali sparsi. Senze uno strumento di centralizzazione (CDP o CRM unificato), la personalizzazione rimane parziale e le campagne perdono in rilevanza.
Il marketing digitale nel 2026 si gioca meno sul numero di canali attivati che sulla capacità di sfruttare correttamente tre o quattro leve ben padroneggiate. Retail Media, ottimizzazione per gli agenti IA e video distribuito in modo strategico costituiscono assi su cui la margine di progresso rimane ampio.
Per quanto riguarda i dati, il passaggio al first-party non è più un’opzione normativa: è la base su cui poggia ogni personalizzazione credibile delle campagne di marketing.



